sabato 20 marzo 2010

Papi, papesse e certi giornali scandalistici

Quando Benedetto XVI fu eletto papa un giornale scandalistico tedesco in lettere cubitali in prima pagina strillò "Noi siamo papa!", un titolo che si riferiva alla nazionalità del nuovo papa e non certo per gioia per il cattolicesimo come fede diffusa. Anzi, ogni giorno che passa la Germania sta diventando meno papale. Da quando i scandali di abusi sessuali specie in collegi cattolici stanno invadendo i notiziari del paese, i tedeschi già pochi inclini alla fede cattolica, sembrano darne un addio alquanto decisivo. Un indagine di pochissimi giorni fa diceva che ormai solo il 10 % ritiene il celibato un'istituzione ancora compatibile coi tempi moderni e la grande maggioranza della popolazione è convinta che esso, il celibato, è concausa principale degli abusi stessi e ogni giorno si aggiunge un'altra dichiarazione di rappresentanti cattolici apertamente critici del papa e del suo prolungato silenzio e la prassi, per tanti anni in uso, di coprire con il silenzio i misfatti di preti nei casi di abusi sessuali su minori.
Poche settimane fa, la carismatica "papessa" protestante, Margot Kässmann, eletta presidente dei protestanti tedeschi solo pochi mesi fa, si è dimessa perché aveva passato un semaforo rosso in stato di ebrezza. La signora non solo era divorziato, uno smacco oramai accettato dall'opinione pubblica, ma da quando eletta osava criticare pubblicamente per esempio la poca sincerità con cui i politici nascondono la verità sulla natura della guerra in Afghanistan. E chi aveva pubblicato la foto della "papessa" al volante in stato meno decoroso del solito? Naturalmente lo stesso giornale di sopra, quello di "Noi siamo papa!", giornale che sostiene politicamente l'attuale maggioranza conservatore al governo. Il giorno dopo Margot Kässmann si è dimessa. Quale caso conosciamo di dimissioni dopo un abuso su un minore, crimine gravissimo e sicuramente imparagonabile al passare con un semaforo rosso in stato di ebrezza?
E chi ha la memoria un pò più lunga si ricorda che il '68 tedesco iniziò anche e si rafforzò dopo il brutale attentato a Rudi Dutschke, il leader del movimento allora, assassinio istigato secondo la maggiornaza delle centinaia e migliaia di studenti allora in piazza proprio da quel giornale.

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