domenica 15 giugno 2008

Poldi e le identità neotedesche

Quando qualche giorno fa scrissi sulla doppia cittadinanza di Lukas Podolski detto Poldi, pensavo fosse una boutade. Invece no! Il titolo della trasmissione odierna sulla 1° rete (ARD) - una vera istituzione che da anni va in onda ogni domenica a mezzogiorno, dove 5 giornalisti (sottolineo giornalisti) dibattono seriosamente il tema della settimana - fu davvero "Poldi può rimanere tedesco?". Per dire il vero, di Poldi si parlava quasi per niente. Tema centrale era ovviamente il test che in futuro i neocandidati alla cittadinanza tedesca dovranno superare per ottenere il "premio". Il premio? Con oltre 7 millioni di stranieri ufficialmente residenti in Germania e un aumento del 2 % tra gli immigrati (nel2007, 572.000 sono entrati nel paese), appena poche decine di migliaia (ca. 120.000 all'anno) chiedono la cittadinanza. Il problema più grande per la scarsa richiesta è che ai novelli cittadini viene richiesto di rinunciare al loro vecchio passaporto (eccezione quando i genitori sono di nazionalità diversa e ciascuno ei due può trasmettere la propria). Il test in vigore dal prossimo autunno è il primo a livello nazionale ma non esclude ulteriori fatti a livello regionali che possono oltre la conoscenza della lingua tedesca e il puro sapere sulla storia e l'educazione civica possono anche chiedere le opinioni dei candidati su temi scottanti quali omosessualità, islamismo o pari diritti per le donne...
E il saldo negativo della popolazione aumenta anno in anno: sia per le poche nascite ma anche perché ben165.000 tedeschi nella miglior età produttiva ogni anno emigrano a loro volta (con un aumento del 6 % tra il 2006 e il 2007). Mete preferite: Svizzera, USA, Austria e... Polonia.
Dunque Poldi: lui tedesco lo è già e lo rimane e non deve temere di essere bocciato in un eventuale test.

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